:: Presentazione ::



Era il 1998, probabilmente una sera di novembre, Walter stava consumando i pneumatici della sua auto facendo il giro del palazzo di casa sua per trovare parcheggio. Pioveva, e la stanchezza provocata dalle solite tre ore di traffico e dalle 8 ore di ufficio incollato davanti ad un monitor che proietta solo numeri in tutte le valute era al culmine. Miracolo! Le luci degli stop di una macchina parcheggiata si accendono e, per Walter, il quello stato, sono paragonabili alla visione della Madonnina di Civitavecchia in lacrime. Parcheggia, ma non prima di aver litigato con il solito coatto che, con un berretto da baseball praticamente tatuato sulla testa, si era lanciato a tutto gas sul posto libero dall’altro emisfero della terra tentando di fare suo il parcheggio. Scende dall’auto, inginocchiato sul paraurti della sua vecchia Wolksvagen, prega la Madonna quindici minuti ringraziandola di avergli concesso anche oggi il parcheggio quotidiano, apre il portone, raggiunge il quarto piano a piedi (l’ascensore è passato a miglior vita ormai da anni e l’amministratore è irreperibile 24 ore su 24), e finalmente torna a casa. Patrizia, la moglie, gli chiede come è andata la giornata con gli stessi occhi innamorati di trent’anni fa e lui, ormai disintegrato dalla giornata, da un bacio a Novella, la figlia, e risponde con uno sfuggevole “tutto bene, come al solito” andandosi a cambiare in camera. La televisione accesa proietta il telegiornale che come al solito, argomenta tutte le stragi che sono successe nel modo alternandole con altre di gossip stile parrucchiere. Il rito della cena si consuma con un silenzio quasi solenne (il mezzobusto della TV non fa testo, tanto non lo ascolta nessuno). Novella, da buona adolescente, volge tutti i suoi pensieri al fidanzato e le frasi che rimbalzano nella sua testa sono del tipo: “che starà facendo?”, “a che ora chiamerà?”, “se chiama come ieri con mezz’ora di ritardo, lo impallino…”. Patrizia, come tutte le donne italiane di vecchio stampo, si interroga con eccessiva autocritica sulla cena mentre Walter cerca di resettare nella sua testa tutti i file con estensione “punto lavoro” e godersi l’ottima cena. Ad un certo punto Walter alza gli occhi e realizza che dopo una giornata passata alla luce del neon e dopo la giungla asfaltata, la cena con la sua famiglia è la cosa migliore della giornata. Ma la gioia dura poco, perché subito dopo, realizza anche che non si può trascorre una vita con una sola mezz’ora al giorno di pace. Cerca di immaginare allora se e quanti altri momenti di pace esistano nella sua vita. Ci vuole un po’ ma il sorriso ritorna pensando ai weekend trascorsi a Tolfa e quelli che ancora deve trascorrere, in più oggi è giovedì e la collinetta felice arriverà l’indomani sera. Il paragone tra la vita campagnola di un “paesano” medio versus quella di un “cittadino” incallito è una conseguenza naturale: prati contro isole pedonali asfaltate, villette mono o bi-familiari contro il serpentone, odore a di mentuccia selvatica o di finocchio contro gli scarichi di auto e autobus, la reazione a catena dei confronti continua, sempre più veloce e si arresta solo con la consapevolezza di vivere un tram tram quotidiano nefasto. Ma quando la tristezza stava albergando nel suo cuore, un’idea, veloce come un lampo, attraversò la testa di Walter come inferta dalla Spada di Damocle. Forse proprio in quel momento nacque il Paddock. Il Paddock infatti nacque dal principio dalla voglia e dall’esigenza di costruire un’alternativa più vivibile, più salubre a quella cittadina. [...continua...]

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